Nel mondo
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
28 febbraio 2020 * S. Giusto
tabernacolo“Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. … Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica”.
Così scriveva Ratzinger 50 anni fa, e a me sembra di vedere tanti segni di questa Chiesa: sono circondata da santi. Da gente che nessuno conosce, e che prega ed è fedele alla propria vocazione con amore, con fatica magari (togliamolo pure, il magari), con tenacia. Gente che da quando si sveglia al mattino a quando va a dormire semina bene intorno a sé: non perché sia buona, è ovvio, ma perché sta attaccata al Signore, l’unico buono, e diventa così capace di bene.

Per dire, ieri durante un viaggio su un regionale con tre figli e la gente ammassata oltre la decenza dentro il treno – Trenitalia, perché vendi più biglietti dei posti a disposizione? – e sulle banchine, prendendo spintoni da madri nervose col passeggino e calci da adolescenti iperattivi, ho pensato che chi dubita dell’esistenza del peccato originale ogni tanto dovrebbe fare un bagno di realtà. Eppure, l’uomo è anche capace di bene, ed è questa la gloria di Dio. Che l’uomo sia persino capace di amare. L’Internazionale è in edicola questa settimana con la copertina Perché odiamo?, segue un corposo susseguirsi di pezzi, di analisi. Ma noi cattolici lo possiamo dire gratis: odiamo perché c’è il peccato originale. E’ quando amiamo che è un miracolo. Solo che, purtroppo, il miracolo non avviene cantando Imagine, inneggiando all’assenza di religione e di appartenenza, e sventolando bandierine arcobaleno.

Ho scritto Si salvi chi vuole perché volevo dire anche agli altri di tutta la bellezza che ho visto nelle persone consegnate a Dio e perciò capaci anche di bene. Perché si può ogni tanto essere tentati, pensare di poter giudicare questo momento particolare della vita della Chiesa, e invece quello che ci è chiesto è solo stare nel nostro pezzo di trincea, tenere la postazione, non abbassare mai la guardia contro il nemico, che è, prima di tutto, quello interiore, cioè il nostro peccato. E siccome è un combattimento, bisogna organizzarsi. Avere una strategia e anche una tattica (ho studiato e ho capito la differenza: dobbiamo avere un piano ad ampio spettro e poi delle tecniche per raggiungere obiettivi progressivi), avere un piano, un progetto. Non procedere a caso, non improvvisare. Pensare che è qui che si gioca la parte più importante della nostra vita, e non nella soddisfazione professionale o economica, e nemmeno in quella affettiva. Se Cristo è l’unico che può riempire il nostro cuore e rispondere alle attese, dobbiamo fare di tutto per incontrarlo e stare con lui, quindi recintare uno spazio per il nostro desiderio di lui, e, cosa che mi sconvolge ogni volta che ci penso, per il suo desiderio di me, di te.

Si salvi chi vuole racconta i miei ondivaghi, maldestri, insufficienti tentativi per organizzare l’incontro con lui, passando per le vie che la Chiesa ci suggerisce (e che, per chi ci crede, la Madonna a Medjugorje ripropone con forza, ma per chi non ci crede è lo stesso, bastano duemila anni di Chiesa, direi): preghiera, parola di Dio, confessione, eucaristia, digiuno. E racconta di quel monastero in cui mi sento unita in comunione spirituale con tante amiche e amici, fratelli e sorelle di cordata, molti, moltissimi neppure li conosco ma so per certo che ci sono. Sono quelli con cui si procede verso la stessa meta e, incredibilmente, si tifa gli uni per gli altri (anche per quelle più toniche, e questo è il miracolo della comunione dei santi). La Chiesa infatti mi ha regalato una sorellanza di cui non mi credevo capace, un affetto vero per l’altro, per il suo destino (una delle cose che ho capito, infatti, è che Cristo è morto per quella creatura, e che se io mi metto contro di lui, o lei, sto odiando Cristo). La Chiesa mi ha regalato la certezza che se tieni gli occhi tesi verso il Mistero, forse ce la puoi fare ad agganciarlo, a entrarci in relazione. E quando varchi la soglia, hai svoltato: sei intimo di Dio, tutto il resto sono particolari.

fonte: https://costanzamiriano.com

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