Nel mondo
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
14 agosto 2020 * S. Massimiliano K.
occidenteL’uomo occidentale è finito per carenza di stelle. L’uomo è fatto di desiderio, ha bisogno di alzare lo sguardo a cercare le stelle, de-sidera, ed è questa ricerca che lo tiene dritto in piedi, in vita. È questo lo spazio nel quale si infila la ricerca di infinito. Ma, prima ancora, è questo che lo muove nel desiderio di migliorarsi. Per millenni le narrazioni – da Omero in poi – sono stati racconti di come l’uomo,  l’eroe, cercasse di superare se stesso, di trascendersi, di cercare fuori di sé qualcosa che lo eternasse.
A un certo punto l’uomo ha deciso che non aveva più bisogno di nessun cielo sopra la sua testa, ha smesso di costruire cattedrali, ha cominciato a pregare – i pochi che lo facevano ancora – in posti più simili a garage che a chiese, senza liturgia, senza guglie che portassero lo sguardo verso l’alto.
Ed è nato l’uomo funzionale all’attuale modello di vita, di produzione di beni, di organizzazione della vita pubblica: è un uomo che vive immerso in una palude di soggettivismo assoluto

beatitudiniLa lancia delle beatitudini taglia in due la storia. La promessa di Gesù nel Vangelo di Matteo esalta l’umanità minore e innalza le energie delle persone più deboli. Poveri, sofferenti, miti, affamati e assetati di giustizia, misericordiosi, puri, operatori di pace, perseguitati e insultati, tutti coloro che non vincono le battaglie e le lotterie del mondo, vengono convocati sulla via della beatitudine, cioè di una impensabile felicità. Perché? Gesù non è il giullare che irride i potenti ma in fondo li invidia. Egli va dentro il cuore dell’uomo e vi scopre quelle verità che un’autentica esperienza di vita rende evidenti. 
La prima è che la felicità arriva sempre di sghimbescio. Non la trovi quando la cerchi, ma ti riempie braccia e cuore mentre fai un’altra cosa: quando preghi e ti affidi, quando perdoni e sei perdonato, quando non pretendi e dai gratuitamente, quando non ti curi del successo e dei soldi, quando non ti inventi sogni, quando non calcoli ore e impegni.

hillary clinton donald trumpL’11 ottobre scorso Hillary Clinton – dal sito del New York Times – sentendosi sfuggire sempre più l’agognata poltrona presidenziale, usò questo sobrio argomento dinamitardo: “io sono l’ultima cosa fra voi e l’Apocalisse”.
La baggianata – che echeggia quella più celebre risuonata alla corte francese: “dopo di noi il diluvio” – sottintendeva che Trump doveva essere considerato con terrore, come la fine del mondo.
Gli americani hanno risposto con un colossale “vaffa”, mandando a casa la Clinton, l’establishment politico di Washington e quello dei salotti mainstream pieni di intellettuali, di chiacchieroni e di attrici.
Perché sapevano che in realtà Trump – come dice Tremonti – non è la fine del mondo, ma casomai la fine di “un” mondo, appunto quello guerrafondaio e aggressivo dei Clinton e di Obama (e dei Bush), i re del caos globale,

commissione europeaLa Commissione Europea ci boccia il bilancio, nella classifica delle 30 maggiori economie industriali del mondo presentata al World Economic Forum di Davos siamo al 27° posto, l’Alitalia è di nuovo sull’orlo del fallimento e anche la Luxotticasi è rifugiata all’estero e non sarà più quotata alla Borsa di Milano; però alla presidenza del Parlamento Europeo adesso c’è Tajani.
Si avverte qualcosa quantomeno qualcosa di patetico, per non dire di peggio, negli unanimi squilli di tromba con cui quasi tutti i giornali e telegiornali italiani hanno salutato l’elezione a tale carica dell’italiano Antonio Tajani.
Ne siamo contenti per lui ma, rispetto a tutto quel che più sopra si ricordava, si tratta di un fatto nella sostanza irrilevante, la cui glorificazione allunga ulteriori ombre sul clima di regime che ormai predomina nella stampa del nostro Paese.

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