Nel mondo
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
24 febbraio 2020 * S. Aurelio martire
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messi
Scusi, Messi, ma perché non ha parlato col Papa come ha fatto Balotelli?

Balo è stato più furbo. Ha parlato col Papa per cinque minuti.
Non è riuscito a dribblare le body-guard?
Erano in troppi.
Si è sentito per la prima volta sconfitto?
Non ho nemmeno tentato.
Com’era durante l’udienza?
Di pietra. Non riuscivo quasi a respirare.
Avrà vissuto altri momenti come questo.
No. È stata una giornata unica.

croaziaIl referendum in Croazia è stato un successo: 66% di voti per il sì alla modifica costituzionale che introduce la definizione di famiglia come matrimonio tra un uomo e una donna. Malgrado tutti i tentativi del governo socialista di sabotare la consultazione e di intimidire gli attivisti del “sì” il popolo croato ha mandato un messaggio chiaro. La Croazia è così il primo paese europeo a invertire una tendenza al disfacimento della famiglia che sembrerebbe inarrestabile, è il classico granello di polvere che blocca l’ingranaggio.
Tra i motivi del successo nel referendum c’è sicuramente anche l’unità d’intenti di tutte le confessioni cristiane – cattolici, ortodossi, piccole denominazioni protestanti – e delle altre religioni, ebrei e musulmani. In particolare si è registrato un grande coinvolgimento della Chiesa cattolica, dai vescovi alle singole parrocchie.

greenpeace-arcticLa vicenda era iniziata il 18 settembre scorso quando un gruppo di attivisti di Greenpeace aveva abbordato una piattaforma della Gazprom per protestare contro le trivellazioni petrolifere nell’Artico, un’azione documentata dal Corriere della Sera con fotografie in cui si vedono gli attivisti in azione mentre ‘scalano’ la piattaforma petrolifera:
Nell’azione venivano arrestati due attivisti, tra cui l’italiano Cristian D’Alessandro, fatto che subito faceva scattare una serie di indignate reazioni tra cui quella di Ermete Realacci che ha sollecitato l’intervento del Ministro degli Esteri, come segnalato sul Fatto Quotidiano.

john-fitzgerald-kennedy-maledizioneIn concomitanza con il cinquantesimo anniversario della sua scomparsa, su entrambe le sponde dell’Atlantico si sprecano i tributi, le celebrazioni e le commemorazioni in ricordo di John Fitzgerald Kennedy. A cinquant’anni da quel tragico giorno in cui il Presidente americano fu assassinato a Dallas, Texas, anche in Italia, come e più che negli Usa, non si contano gli speciali, gli approfondimenti, gli inserti, le trasmissioni tv, i documentari, le repliche di film (su tutti, il tanto ben realizzato quanto poco documentato lungometraggio di Oliver Stone), i libri in edicola, i volumi in libreria, i DVD, e molto altro ancora per ricordare il mito. Il mito, appunto, perché di tale si tratta, spesso e volentieri: il ricordo di un’icona, di qualcosa ormai più appartenente alla cultura pop che alla politica. L’ennesima consacrazione di una rappresentazione venutasi a creare post-mortem, e affermatasi negli anni seguenti, trasformatasi infine in doverosa realtà, in obbligato pensiero unico collettivo, sempre più difficile da smentire.

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