Nel mondo
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
14 dicembre 2019 * S. Giovanni della Croce
cullaCaro Gesù Bambino, scusa il ritardo, forse non sono più in tempo, ma, ecco, volevo dirti, straccia la letterina che ti ho scritto. Fa’ finta di niente con quelle richieste, posso sicuramente farne a meno. Ascolta quello che ti chiedo e lascia stare tutto il resto, sono accessori (che poi, se ti rimane tra i piedi quella scatola della Apple e non sai che farne, nulla ti impedisce di darmela comunque lo stesso).
A una catechesi ho ascoltato una cosa, e da allora voglio solo quella, e, manco fosse un iPhoneX, sono disposta a fare la fila tutta la notte in piedi pur di averla. Padre Emidio diceva che per alcuni che fanno sul serio con Dio, ma davvero sul serio, che lo convincono sinceramente che lo desiderano, che sono pronti a giocarsi tutto soprattutto sul piano dell’affettività, il cuore, si può entrare in un’altra dimensione del rapporto con Dio. Ci si può sintonizzare con lui, si può davvero essere agganciati, e cominciare a vivere un’amicizia piena col Creatore.

tabernacolo“Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto. Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi. … Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica”.
Così scriveva Ratzinger 50 anni fa, e a me sembra di vedere tanti segni di questa Chiesa: sono circondata da santi. Da gente che nessuno conosce, e che prega ed è fedele alla propria vocazione con amore, con fatica magari (togliamolo pure, il magari), con tenacia. Gente che da quando si sveglia al mattino a quando va a dormire semina bene intorno a sé: non perché sia buona, è ovvio, ma perché sta attaccata al Signore, l’unico buono, e diventa così capace di bene.

maroccoDove non arriva la forza delle parole, di sicuro arriva quella delle immagini. Non per chi è libero e non ha bisogno del politicamente corretto per orientarsi nella vita, ma di sicuro per chi di questo aberrante concetto fa abuso. Succede che alcune istantanee di un mio breve soggiorno in Marocco, Paese per chi non lo sapesse a maggioranza islamica, facciano il giro dei social e solo perché dietro di me ci sono degli alberi di Natale, strade addobbate e aria di festa.
Lo ripeto e lo riscrivo: Marocco. Non passa un minuto dopo la pubblicazione delle foto sui miei profili social che il paradosso appare in tutta la sua gigantesca portata: qui in Italia nelle scuole si vietano presepe e canti di Natale, a Rabat come a Casablanca il Natale non solo si mostra ma addirittura ti acceca.

bella addormentataSi definisce genocidio lo sterminio di un popolo, l’assassinio fisico e sistematico, i corpi buttati a marcire nelle fosse comuni, sotto le mosche, con gli occhi mangiati dai vermi. Si definisce etnocidio un sistema di annientamento più aggraziato ed elegante: distruggere l’anima di quel popolo, deridendone la religione, la storia, la cultura. Una volta che la loro anima è stata annientata i popoli si annientano da soli con la denatalità, e così risparmiamo sulle mosche e sui vermi. Le storie sono uno dei costituenti, uno dei pilastri dell’immaginario collettivo.
Per poter annientare la civiltà occidentale non basta distruggerne la religione, calunniarne la storia. È indispensabile eliminare le fiabe. Le fiabe devono essere feroci e atroci, perché la loro funzione è proprio quella di contenere e raccontare il dolore, di preparare ad affrontarlo.

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