Cristiani perseguitati
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
24 febbraio 2020 * S. Aurelio martire
cristiani india ansaL' Uttarakhand (India settentrionale) è diventato il settimo stato della Federazione indiana ad aver approvato una "legge anti-conversione" che penalizza la libertà di coscienza e la libertà religiosa. Come appreso dall'Agenzia Fides, il 18 aprile scorso il governatore Krishna Kant Paul ha firmato il disegno di legge "Freedom of Religion" ("Dharma Swatantrata Adhiniyam"), in precedenza approvato a maggioranza nell'Assemblea legislativa statale. L' Uttarakhand si unisce agli stati di Orissa, Madhya Pradesh, Chhattisgarh, Gujarat, Himachal Pradesh e Jharkhand, dove sono in vigore legislazioni simili, che gli estremisti indù usano abitualmente per accusare i cristiani di "conversione forzata o fraudolenta".

La nuova legge rende le "conversioni forzate" un reato punibile con una pena detentiva da uno a cinque anni. Se la vittima di "conversione forzata" è una minorenne, una donna o una persona appartenente a una casta o tribù più bassa (dalit), la pena detentiva minima è di due anni. La legge rende anche obbligatorio ottenere il permesso dal governo statale prima della conversione religiosa.
Una dichiarazione giurata deve essere presentata al magistrato distrettuale almeno un mese prima della conversione. Le persone che si convertono per contrarre matrimonio devono presentare la stessa dichiarazione giurata un mese prima del matrimonio. Se questa procedura non viene seguita, la conversione religiosa sarà invalidata e considerata illegale dal governo dello stato e può invalidare il matrimonio. Il cattolico John Dayal, portavoce dello "United Christian Forum" e della "All India Catholic Union", rileva a Fides che "la legge anti-conversione è stata promossa del partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party , senza alcun motivo reale". "Non ci sono casi di conversione forzata o fraudolenta nello stato. L'unica spiegazione plausibile, allora, può essere quella di minacciare le comunità di minoranza o di limitare la libertà di religione dei dalit e delle comunità più deboli: i loro diritti vengono schiacciati dalle caste superiori che esercitano il potere politico nello stato". "Porteremo la legge in tribunale e la contesteremo nel dibattito pubblico", ha affermato Dayal, giornalista cattolico e attivista per i diritti umani. Il Vescovo Francis Kalist, che guida la diocesi di Meerut, in Uttarakhand, afferma a Fides: "La legge è di natura discriminatoria, in quanto implicitamente rivolta ai cristiani e alle altre minoranze". Il Vescovo teme che la legge possa "influire negativamente sulla Chiesa, in quanto potrebbe essere strumentalizzata per molestare i cristiani".
Lo stato di Uttarakhand ha 10 milioni di persone, per lo più indù. I cristiani rappresentano meno dell'1% della popolazione, mentre i musulmani costituiscono il 14% della popolazione, secondo il censimento del 2011. Lo stato è governato dal partito nazionalista indù Bharatiya Janata Party (BJP). (SD) (Agenzia FIdes 4/5/2018)

TESTIMONIANZE INDIA -

Tre nuove suore: le persecuzioni ci hanno incoraggiato a seguire Cristo "I massacri anti-cristiani del 2008 non mi hanno scoraggiato, ma piuttosto mi hanno incoraggiato a seguire Cristo": lo affermano le tre nuove religiose dell'Istituto delle Suore Carmelitane di Santa Teresa (CSST) che hanno emesso la professione solenne dei voti l'8 aprile scorso nello stato indiano di Orissa. Si tratta di Suor Rajani Ekka, suor Kristina Pradhan e suor Janani Pradhan. Oltre 500 fedeli erano presenti alla liturgia celebrata nella chiesa cattolica di San Paolo, a Balliguda, nel distretto di Kandhamal, e presieduta da mons. John Barwa, Arcivescovo di Cuttack-Bhubaneswar. Nel distretto di Kandhamal si sono verificati i massacri anti-cristiani che nel 2008 causarono 100 morti e 50mila sfollati. "Dio vi ha dato una chiamata speciale a servizio del suo Regno. Con il vostro impegno e la vostra dedizione potrete fare la volontà di Dio ", ha affermato mons. Barwa nella sua omelia, rimarcando le virtù della "pazienza, perseveranza, speranza nel Signore", che hanno animato le cinque vergini sagge nel Vangelo di Matteo. Suor Kristina Pradhan, 32 anni, della parrocchia di Kurtumgarh, è stata vittima della violenza anticristiana del 2008: allora era una postulante nel suo istituto religioso. Dice a Fides: "Ho visto il dolore e l'agonia della mia gente, perseguitata e torturata in modo disumano, e uccisa per amore di Cristo. Questo mi ha davvero incoraggiato a rimanere salda nella fede e oggi ricevo la professione perpetua", con cui abbraccia in modo definitivo i voti di consacrata. Suor Janani Pradhan, 32enne, viene da una parrocchia dei missionari Gesuiti: "Né la paura né la minaccia potrebbero indurmi a rinunciare alla mia fede. Il dolore e l'agonia della violenza anticristiana mi hanno piuttosto determinato a perseverare nella mia vocazione alla vita religiosa", ha detto. La congregazione viene fondata ad Ernakulam il 24 aprile 1887 da Suor Teresa di Santa Rosa da Lima, ora nota come l'Istituto delle Suore Carmelitane di Santa Teresa. Il carisma della congregazione è "vivere con l'amore compassionevole di Dio nella contemplazione" e "promuovere la giustizia verso tutti, specialmente i poveri e gli emarginati". Le suore sono impegnate per la dignità umana, per i deboli e gli emarginati, in particolare per le donne e i bambini. Le religiose sono presenti in 5 province in India, negli stati di Kerala, Karnataka, Tamilnadu, Orissa e oltre 1000 suore sono in missione in India, Africa, Kenya, Emirati Arabi e Canada. (PN) (Agenzia Fides 12/4/2018) INDIA - Un esercito di 45mila suore a servizio dei malati: parte della missione di guarigione di Cristo Sono 45.443 le suore cattoliche di numerose congregazioni, impegnate nell'assistenza sanitaria a servizio dei malati e dei più poveri. La loro opera, che è partecipazione alla missione guaritrice di Cristo, costituisce un prezioso contributo della Chiesa cattolica in India alla società e raggiunge in particolare per i poveri nelle aree rurali, dove non vi sono strutture statali. Secondo i dati forniti all'Agenzia Fides dalla l'Associazione cattolica per la salute dell'India (CHAI), da ottobre 2015 a oggi 34 congregazioni religiose femminili hanno rafforzare il proprio servizio sanitario nel paese: sono oggi in tutto 38.336 le suore, 7.244 le suore infermiere e 363 le religiose che sono anche medico. Milioni di persone in India lottano per avere cure mediche di qualità. L'India vive carenze gravi nella salute pubblica e attualmente spende poco più dell'1% del PIL per l'assistenza sanitaria pubblica, uno dei livelli più bassi al mondo. La scarsa assistenza sanitaria e la conseguente stato di saluto precario spinge tra il 3% e il 5% della popolazione al di sotto della soglia di povertà. Le famiglie rurali sostengono le loro spese sanitarie tramite prestiti o vendita di beni. Il tasso di malattia in India, soprattutto tra i poveri, è più alto che in molte economie emergenti. Gli ospedali statali di qualità sono pochi e lontani tra loro, le strutture di assistenza primaria sono scarse e le cliniche private hanno costi proibitivi. In tale cornice, ospedali e centri sanitari cattolici sono una salvezza, offrendo gratuitamente servizi sanitari ai poveri nelle aree più remote. Mettendo in atto il "piano d'azione 2020", l'Associazione cattolica per la salute dell'India (CHAI) sta cooperando con molte congregazioni religiose. Oltre il 90% delle strutture sanitarie cattoliche sono gestite da congregazioni religiose femminili. Nella formazione delle suore-infermiere si insiste molto sulla preghiera, la vicinanza spirituale al paziente come parte della missione di guarigione di Cristo. Le tirocinanti acquisiscono anche conoscenze e abilità in rimedi erboristici e in terapie naturali . (SD) (Agenzia Fides 20/4/2018)

CENTRAFRICA - “C’è la volontà di dividere il Paese? Esiste un’agenda nascosta?” si chiede il Card. Nzapalainga dopo il massacro “Mi inchino alla memoria dei nostri fratelli e sorelle che non sono più con noi e porgo le condoglianze alle loro famiglie. Sono vicino spiritualmente alle persone ferite” ha detto il Cardinale Dieudonné Nzapalainga, Arcivescovo di Bangui, al suo rientro nella Repubblica Centrafricana. Il Paese è ancora sotto choc per il massacro nella parrocchia Notre Dame de Fatima perpetrato il 1° maggio, che ha provocato, secondo l’ultimo bilancio aggiornato, 24 morti e 170 feriti. Tra i morti c’è pure un sacerdote molto stimato, don Albert Toungoumale-Baba (vedi Fides 2/5/2018). “La violenza non è la soluzione ai nostri problemi” ha ribadito il Cardinale. “Per questo condanno fermamente ciò che è accaduto nella parrocchia Notre Dame de Fatima. Faccio appello al governo e alla MINUSCA (Missione ONU in Centrafrica) perché sia fatta luce. Ovvero che si sappia la verità e che venga resa giustizia alla popolazione centrafricana” continua il Cardinale. “Dietro questi avvenimenti mi pongo delle domande: che cosa sta accadendo? Ci sono state delle manipolazioni, delle strumentalizzazioni? C’è la volontà di dividere il Paese? Esiste un’agenda nascosta? Cerchiamo insieme delle risposte a queste domande”. Il Cardinale ha comunque rilanciato la speranza che “in situazioni difficili come questa sorgano eroi, e non dubito che degli eroi esistono nella Repubblica Centrafricana, perché si alzino uniti per dire no alla violenza, no alla barbarie, no all’autodistruzione. Per questo faccio appello a tutti i gruppi politici, amministrativi, religiosi, senza distinzioni, perché condanniamo insieme quello che è successo. Allo stesso tempo dico a tutti quelli che sono dei credenti che nel momento della prova dobbiamo affidarci a Dio, che ci ha donato la pace di Cristo. Faccio appello a tutti all’autocontrollo, che tutti abbiano il controllo di se stessi, per evitare la collera, l’odio, la vendetta e le rappresaglie”. “Chiedo a Cristo, Principe della Pace, di toccare i cuori degli uni e degli altri, affinché si convertano, depongano le armi e possano guardarsi in faccia. Che Maria, Regina della Pace, benedica il nostro Paese” ha concluso il Cardinale. (L.M.) (Agenzia Fides 3/5/2018)

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