omeliaOmelia di Papa Francesco a Santa Marta.
Il cuore del Papa si è commosso nel riferire di tutti quei cristiani perseguitati, martiri moderni che forse sono più oggi “che nei primi tempi”. Tutte quelle persone, cioè, che in alcune parti del mondo rischiano “la pena di morte o il carcere per avere il Vangelo a casa, per insegnare il Catechismo”.
“Mi diceva un cattolico di questi Paesi – ha raccontato il Pontefice durante l’omelia - che non possono pregare insieme. È vietato! Soltanto si può pregare soli e nascosti. Ma loro vogliono celebrare l’Eucaristia e come fanno? Fanno una festa di compleanno, fanno finta di celebrare il compleanno e lì fanno l’Eucaristia, prima della festa. E - è successo! - quando vedono che arrivano i poliziotti, subito nascondono tutto e ‘Felicità, felicità. Tanti auguri!’ e continuano con la festa. Poi, quando se ne vanno, finiscono l’Eucaristia. Così devono fare, perché è vietato pregare insieme. Oggi!”.

Situazioni che rasentano l’assurdo e il paradosso. Il fatto è che i cristiani “dicono la verità, annunziano Gesù Cristo”. E questo, ha sottolineato il Santo Padre, dà fastidio “a questa società mondana, a questa società un po’ tranquilla, che non vuole i problemi”. In ogni caso, non c’è da stupirsi più di tanto: “questo è il cammino cristiano, una strada che porta alla croce. Quindi, il cristiano che annuncia il Vangelo deve essere consapevole di andare incontro alle persecuzioni.

Nella Chiesa il filone di martiri non si è interrotto “con la morte e resurrezione di Gesù”, anzi è cresciuto…”

Il cammino del Signore, dunque, è “una storia di persecuzioni”, che però “finisce, alla fine, come il Signore: con una Risurrezione, ma passando per la Croce!”. Sempre, ha concluso il Papa, “ci saranno le persecuzioni, le incomprensioni! Ma Gesù è il Signore e questa è la sfida e la Croce della nostra fede!”. Che il Signore – è quindi la sua preghiera - “ci dia la grazia di andare per la sua strada e se accade anche con la croce delle persecuzioni”.

CAMERUN - Rapiti due sacerdoti ed una suora nel nord del Camerun

Due sacerdoti italiani Fidei Donum della diocesi di Vicenza, don Gianantonio Allegri e don Giampaolo Marta, e una suora canadese di 80 anni, dell’ordine delle Suore della Divina Volontà di Bassano del Grappa, sono stati rapiti nella notte tra il 4 e il 5 aprile nella diocesi di Maroua-Mokolo nel nord del Camerun.

Si tratta della stessa diocesi, il cui territorio si trova al confine con la Nigeria e il Ciad, nella quale lo scorso novembre era stato rapito il sacerdote Fidei Donum francese, don Georges Vandenbeusch, che era stato poi liberato il 31 dicembre.

Secondo fonti della diocesi di Vicenza, due gruppi di uomini armati a bordo di auto hanno fatto irruzione intorno alle due di notte nelle case dei sacerdoti e delle suore, mettendola a soqquadro per poi portar via i tre religiosi.

Don Marta si trova in Camerun da oltre 6 anni mentre don Allegri era arrivato da un anno, ma in passato aveva vissuto circa 10 anni nel Paese africano. I due sacerdoti operano nelle parrocchie di Tchere e Loulou.

Si ipotizza che i sequestratori siano membri della setta islamista nigeriana Boko Haram, che hanno già rapito alcuni stranieri nel nord del Camerun. Ricordiamo che l’area dove si trova la diocesi è da tempo al centro di un vasto traffico di esseri umani, e in particolare di bambini. La Chiesa cattolica ha promosso diverse iniziative per far fronte a questo fenomeno e soccorrere le vittime.

(Agenzia Fides 5/4/2014)