In Italia
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
20 gennaio 2019 * S. Sebastiano martire
gentiloni renzi
Finita la festa, si fa per dire, del 60° anniversario dei trattati di Roma, si torna alla vita di sempre ovvero alla sconfortante e anche umiliante pantomima dei mercanteggiamenti del nostro governo con la Commissione Europea. E’ umiliante checi si sia ridotti a definire il bilancio dello Stato prima a Bruxelles con la Commissione che a Roma con il Parlamento nazionale (che a questo punto non si capisce più bene a che cosa serva). E’ sconfortante perché l’interesse che la Commissione tutela, sempre meno europeo e sempre più soltanto tedesco, va contro il nostro urgente bisogno di ripresa.
In questo quadro si potrebbe se non altro giocare la carta della trattativa aperta e trasparente facendone l’occasione per una presa di coscienza generale del Paese, dei suoi grandi e piccoli soggetti sociali e dei suoi territori. Invece è tutta una mesta girandola di mezze parole, di ammiccamenti e di reticenze di cui sono campioni dalla parte di Roma il ministro Pier Carlo Padoan e dalla parte di Bruxelles il commissario all’Economia, il socialista francese Pierre Moscovici.

renziEsame di giornalismo: il candidato faccia un esempio di intervista in ginocchio.
Il malcapitato praticante potrebbe prendere a modello buona parte della stampa italiana, ma per una migliore e più aggiornata comprensione del fenomeno, il suggerimento arriva dalle colonne di Avvenire, il quotidiano dei Vescovi.
Intervista a Renzi. E fin qui, vabbè. D’altra parte è pur sempre premier occulto e segretario a metà di un partito al governo, anche se scisso.
L’intervistatore, cuor di leone, premette subito che, per assecondare la richiesta del fu rottamatore non verranno poste sul piatto domande sulla vicenda del padre e del suo braccio destro Lotti, entrambi indagati per l’affaire Consip né sulla legge in discussione sul fine vita. Della serie: non leggete l’intervista se siete a caccia di notizie.

Another Brick in the WallA chi bazzichi minimamente la scuola pubblica, per avere dei figli che la frequentano, non suonerà strano quello che sto per dire.
E cioè che mai come oggi la scuola pubblica italiana – a causa dei programmi ministeriali imposti ai docenti di stampo matematico-tecnicistico ( al bando le suggestioni umanistiche, please!) con griglie entro le quali far rientrare (anche con la forza) tutto e tutti (voti, valutazioni, puntini, punteggi e mezzi punti ) e che portano, necessariamente, ad una piatta valutazione ragioneristica dei ragazzi, nonché per  la dittatura culturale impostaci dall’alto che trova un humus perfetto nelle macerie di una scuola ancora di stampo post-sessanttottino – è fucina di polli in batteria (i nostri figli) che devono omologarsi agli schemi ed essere allenati a non pensare.
Aggiungiamoci, pure, che la scuola è lo specchio dell’alienazione della nostra sociètà (moltiplicata al cubo in quanto ristretta in un piccolo spazio e scaricata da adulti su minori in una fase delicata della loro crescita nella quale assorbono come spugne questo disagio).

nuvole nere by endlessriverCome vescovo, ho il compito di guardare lontano, e a volte vedo delle cose che non riguardano soltanto noi cattolici, ma tutta la comunità civile. Scrivo per dare un segnale d’allarme finché siamo in tempo, finché l’astio delle parti non prende il sopravvento sul buon senso. Scrivo a tutti gli uomini di buona volontà e di intelligenza di qualsiasi parte politica o religiosa. Scrivo perché vedo nubi oscure profilarsi all’orizzonte.
Il 20 agosto 2011 ero alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2011 a Madrid. Ero Responsabile di Pastorale Giovanile e al sabato sera mi trovavo con due milioni di giovani alla veglia con il S. Padre all’aeroporto Cuatro Vientos, il più antico della Spagna. Già, Cuatro Vientos: un nome, una garanzia. Ad un certo punto sento soffiare con insistenza un vento proveniente da dietro di noi. Mi volto e vedo dense e oscure nubi con i tipici pennacchi filamentosi che arrivano fino a terra. Così appare la pioggia da distante. Il fatto che si trovassero proprio dalla parte dalla quale proveniva il vento significava che quelle nubi erano dirette verso di noi.

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