In Italia
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
20 gennaio 2019 * S. Sebastiano martire
ius soliNon è vero che in Italia occorre introdurre lo jus soli per dare la cittadinanza ai bambini degli immigrati. A norma delle leggi vigenti la ricevono già “per trasmissione” nel momento in cui i loro genitori diventano cittadini italiani. Chi non ci crede vada a leggersi l’art. 14 della legge 91/1992. Quando poi diventano maggiorenni sono perciò già facilitati nella loro richiesta di diventare cittadini italiani, se lo desiderano, il che non è peraltro scontato. Gli stranieri ormai stabiliti da noi sono giustamente interessati alla certezza dei loro diritti previdenziali e del loro permesso di soggiorno, ma non sempre alla cittadinanza. C’è paradossalmente qualcosa di coloniale in questa idea, presunta “di sinistra”, secondo cui tutti gli immigrati muoiono dalla voglia di diventare cittadini italiani.
Si è brandito lo jus soli, per di più in modo approssimativo, con l’intento di introdurre una novità che non c’entra niente con la questione, e che è tanto inutile quanto perniciosa. Si vorrebbe cioè a certe condizioni (nascita e studi in Italia) far diventare cittadini italiani dei minori nati da persone che sono e restano cittadini stranieri.

La RepubblicaA chi avesse ancora qualche dubbio sulla distanza siderale che separa le urgenze concrete del nostro Paese da quelle dell’élite borghese progressista oggi al potere, suggerisco la lettura e l’analisi di due articoli apparsi di recente su la Repubblica. Il primo è un editoriale dello stesso direttore del quotidiano, Mario Calabresi, dal titolo “Sei riforme da non tradire” (31.V.2017). Approvarle prima di andare alle urne”, si spiega nel sommario, “sarebbe un atto di sensibilità oltre che  segno di civiltà”.
Tenuto conto della situazione in cui siamo, uno penserebbe che il direttore de la Repubblica si stia riferendo agli irrisolti problemi cruciali che pesano sulla vita quotidiana di ognuno di noi: dalla crisi economica da cui, salvo l’Italia, tutto gli altri stanno uscendo fino al peso del debito pubblico; dall’inefficienza della macchina amministrativa dello Stato alla sua strutturale incapacità di affrontare in modo efficace qualsiasi emergenza, si tratti dell’afflusso incontrollato di immigranti irregolari o della ricostruzione delle aree dell’Italia centrale danneggiate dai terremoti del 2016.

terremoto renziLa lentezza dell'azione nelle zone del terremoto del 2016 è il segno della paralisi del paese: disoccupazione, mancata crescita economica, vuota propaganda.
Sforzarsi di guardare i fatti senza le lenti del pregiudizio significa osservare la realtà per quel che è. Se si vuol ricorrere a una parola impegnativa, la fatica è quella di raccontare la verità. E ci sono sul tappeto diverse questioni che obbligano a dire la verità.
È un fatto che l'Italia si conferma ultima in Europa (sia a livello di Eurozona sia rispetto all'intera Unione europea) per il tasso di crescita e che la media Ue doppia quella italiana.
È un fatto che questo dato ci condanna a combattere una disoccupazione che rimane, in particolare sul versante giovanile, a livelli inaccettabili.
Così come è un fatto che il macigno del debito pubblico non accenna a diminuire ma continua ad aggiornare i suoi record negativi: l'ultimo certificato pochi giorni fa da Bankitalia è di 2.260 miliardi di euro, in aumento di 20 miliardi sul mese precedente. Fin qui è macroeconomia, anche se gli effetti sono poi percepiti da ognuno di noi nella vita quotidiana.

boschi renzi de bortoliLa notizia è di quelle capaci di far tremare palazzi e vacillare poltrone: l’allora neo Ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi, nel 2015, si sarebbe interessata affinché Unicredit acquistasse l’agonizzante istituto di credito aretino Banca Etruria, di cui suo padre era vicepresidente. 
Lo sostiene l’ex direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli in un passaggio del suo libro appena dato alle stampe, dal titolo Poteri Forti (o quasi). Memorie di oltre quarant’anni di giornalismo, dove un intero capitolo è dedicato alla fulminante e spregiudicata ascesa di Matteo Renzi a Palazzo Chigi. 
Secondo il giornalista, durante un incontro privato con l’allora amministratore delegato di Unicredit, Federico Ghizzoni, Maria Elena Boschi si sarebbe appunto spesa affinché i vertici della potente holding bancaria di piazza Gae Aulenti valutassero un’acquisizione della banca toscana che, sempre più in difficoltà, rischiava il commissariamento da parte della Banca d’Italia.

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