In Italia
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
26 giugno 2017 * S. Elisa vergine
barcone immigratiHa già raccolto 13.000 firme e, il 21 giugno, il sincero apprezzamento di Papa Francesco la proposta di legge “Ero straniero – L’umanità che fa bene”, lanciata ad aprile dai Radicali Italiani e alla quale hanno subito aderito molte associazioni e organizzazioni non governative anche cattoliche, come la Caritas e la fondazione Migrantes, diversi sindaci, esponenti sindacali e politici. Il Papa ha voluto esprimere la propria approvazione per l’iniziativa radicale in occasione della Giornata internazionale del rifugiato, da lui trascorsa incontrando una rappresentanza di rifugiati ospitati da parrocchie e istituti religiosi romani. 
In sintesi quella dei Radicali è una legge di iniziativa popolare in materia di immigrazione che introduce nuove regole di ingresso in Italia per motivi di lavoro, nuove norme per regolarizzare gli stranieri già residenti in territorio italiano, anche quelli a cui viene negato asilo, il diritto di voto per chi detiene permessi di soggiorno di lungo periodo e l’abolizione del reato di clandestinità:

ius soliNon è vero che in Italia occorre introdurre lo jus soli per dare la cittadinanza ai bambini degli immigrati. A norma delle leggi vigenti la ricevono già “per trasmissione” nel momento in cui i loro genitori diventano cittadini italiani. Chi non ci crede vada a leggersi l’art. 14 della legge 91/1992. Quando poi diventano maggiorenni sono perciò già facilitati nella loro richiesta di diventare cittadini italiani, se lo desiderano, il che non è peraltro scontato. Gli stranieri ormai stabiliti da noi sono giustamente interessati alla certezza dei loro diritti previdenziali e del loro permesso di soggiorno, ma non sempre alla cittadinanza. C’è paradossalmente qualcosa di coloniale in questa idea, presunta “di sinistra”, secondo cui tutti gli immigrati muoiono dalla voglia di diventare cittadini italiani.
Si è brandito lo jus soli, per di più in modo approssimativo, con l’intento di introdurre una novità che non c’entra niente con la questione, e che è tanto inutile quanto perniciosa. Si vorrebbe cioè a certe condizioni (nascita e studi in Italia) far diventare cittadini italiani dei minori nati da persone che sono e restano cittadini stranieri.

La RepubblicaA chi avesse ancora qualche dubbio sulla distanza siderale che separa le urgenze concrete del nostro Paese da quelle dell’élite borghese progressista oggi al potere, suggerisco la lettura e l’analisi di due articoli apparsi di recente su la Repubblica. Il primo è un editoriale dello stesso direttore del quotidiano, Mario Calabresi, dal titolo “Sei riforme da non tradire” (31.V.2017). Approvarle prima di andare alle urne”, si spiega nel sommario, “sarebbe un atto di sensibilità oltre che  segno di civiltà”.
Tenuto conto della situazione in cui siamo, uno penserebbe che il direttore de la Repubblica si stia riferendo agli irrisolti problemi cruciali che pesano sulla vita quotidiana di ognuno di noi: dalla crisi economica da cui, salvo l’Italia, tutto gli altri stanno uscendo fino al peso del debito pubblico; dall’inefficienza della macchina amministrativa dello Stato alla sua strutturale incapacità di affrontare in modo efficace qualsiasi emergenza, si tratti dell’afflusso incontrollato di immigranti irregolari o della ricostruzione delle aree dell’Italia centrale danneggiate dai terremoti del 2016.

terremoto renziLa lentezza dell'azione nelle zone del terremoto del 2016 è il segno della paralisi del paese: disoccupazione, mancata crescita economica, vuota propaganda.
Sforzarsi di guardare i fatti senza le lenti del pregiudizio significa osservare la realtà per quel che è. Se si vuol ricorrere a una parola impegnativa, la fatica è quella di raccontare la verità. E ci sono sul tappeto diverse questioni che obbligano a dire la verità.
È un fatto che l'Italia si conferma ultima in Europa (sia a livello di Eurozona sia rispetto all'intera Unione europea) per il tasso di crescita e che la media Ue doppia quella italiana.
È un fatto che questo dato ci condanna a combattere una disoccupazione che rimane, in particolare sul versante giovanile, a livelli inaccettabili.
Così come è un fatto che il macigno del debito pubblico non accenna a diminuire ma continua ad aggiornare i suoi record negativi: l'ultimo certificato pochi giorni fa da Bankitalia è di 2.260 miliardi di euro, in aumento di 20 miliardi sul mese precedente. Fin qui è macroeconomia, anche se gli effetti sono poi percepiti da ognuno di noi nella vita quotidiana.

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