Dottrina Sociale della Chiesa
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
21 luglio 2019 * S. Lorenzo da Brindisi
In Italia il matrimonio e la famiglia sono in fase di decomposizione e le culle piangono. Andando avanti così il nostro Paese sarà una somma di individui “single” variamente accostati l’uno all’altro, ma non un popolo con dei legami naturali forti. Anche la recente legge sulla possibilità di scegliere il cognome è destinata a creare un individuo senza più connotazione familiari.

La parabola discendente del matrimonio …

Di recente il demografo Roberto Volpi ha pubblicato il libro “La nostra società ha ancora bisogno della famiglia? Il caso Italia” (edizioni Vita e Pensiero). Ne risulta un quadro impietoso. I matrimoni religiosi erano 400 mila negli anni Sessanta, sono 120 mila oggi. Non stanno però molto bene nemmeno i matrimoni civili, che pure sono ormai 4 su 10. Nel 2012 sono stati 90 mila, ma solo quattro anni prima erano quattro volte di più. Non ci si sposa né in Chiesa né in municipio. Si tenga conto inoltre che il numero dei matrimoni civili è alimentato anche dai divorziati che si risposano, si tratta quindi di secondi matrimoni. La curva discendente dei matrimoni, sia religiosi che civili, inizia con l’approvazione della legge sul divorzio e continua nei decenni successivi.

… ha trascinato con sé la famiglia

Le nascite in Italia hanno subito la stessa parabola dei matrimoni: drastica e continua diminuzione, a parte un lievissimo recupero negli anni Ottanta. Nel 2013 i nati sono stati 514 mila, ma nel 1964 erano stati un milione. Il dato del 2013 è il più basso di tutta la nostra storia.

Nell’ultimo decennio le coppie con figli sono diminuite di quasi 600 mila unità (da 9,7 milioni a 9,1 milioni) mentre le coppie senza figli sono aumentate di oltre 700 mila unità (da 4,4 a 5,1 milioni). Il numero delle famiglie composte da coppie (con o senza figli) è rimasto fermo. Al contrario, le famiglie con un solo genitore più almeno un figlio (monogenitoriali) sono passate da 1,8 a 2,3 milioni. Oltre alle famiglie fondate su una coppia, con figli o meno, e le famiglie monogenitoriali, che altro tipo di famiglie esistono in Italia? Sono le famiglie formate da una sola persona (unipersonali) passate da 5,2 milioni a 7,2 in dieci anni. Ma queste si possono dire famiglie? Hanno un valore zero di famiglia. Due milioni di single in un decennio è tanto. Di chi si tratta? Si tratta certamente di vedove e di vedovi, ma anche in questo modo i dati non tornano. Le persone sole non vedove è aumentato di 1,6 milioni, la cifra è costituita da separati/divorziati e da celibi/nubili (oggi detti single).

Il quadro è di una famiglia sempre più marginale. Le famiglie con entrambi i caratteri della coppia e dei figli è in netta diminuzione. Si va sempre di più verso la convivenza di fatto che non comporta di vivere sotto lo stesso tetto. Anche la tipologia del matrimonio civile viene intesa come troppo stretta. Una società polverizzata e liquida.

Il “matrimonio omosessuale” non prende piede

Mentre quasi più nessuno vuole sposarsi, gli omosessuali vogliono sposarsi, a tutti i costi. E’ evidente che dietro ci son altri motivi. Lo scopo è di distruggere ulteriormente il matrimonio e la famiglia. In ogni caso le statistiche ci dicono che, alla fine, i cosiddetti “matrimoni omossesuali” sono pochi e in evidente contraddizione con la campagna che se ne fa. In Olanda, lo Stato che per primo ha legalizzato questo tipo di “matrimonio”, solo una coppia su cinque ha voluto sposarsi. Le coppie eterosessuali, invece, risultano sposate nella proporzione di quattro su cinque. In Spagna è lo stesso: ogni anno le “nozze gay” sono circa tremila, una cifra molto bassa e inferiore a qualsiasi previsione. In Inghilterra i “matrimoni” omosessuali pesano solo per il 2 per cento sul totale. C’è un inverno del matrimonio in quanto tale, ma questo inverno è molto più freddo per le coppie omosessuali. Lì, infatti, non c’è la natura a fare da zoccolo duro.

Una società meno responsabile?

Una valutazione si impone: sposarsi e avere dei figli comporta una assunzione di responsabilità maggiore che frequentarsi continuando ad abitare ognuno a casa propria ed evitando di avere figli, piuttosto che convivere sotto lo stesso tetto lasciando “le porte aperte” a un eventuale cambio di rotta. Una società di famiglie ha cittadini più responsabili che una società di single. Questo è uno degli aspetti politici della questione della crisi del matrimonio e della denatalità. Chi investe in un progetto di vita con l’altro, si assume delle responsabilità pubbliche nei confronti dei figli, si lega con dei vincoli rivela certamente una maggiore attitudine ad assumersi responsabilità anche in altri settori della vita sociale.

Un aspetto molto indicativo riguarda il tasso di divorzio delle coppie sposate in Chiesa e quelle in municipio. Chi si sposa col matrimonio religioso si scioglie di più o di meno di chi si sposa col matrimonio civile? I dati parlano chiaro: chi si sposa solo in municipio divorzia il doppio. La coppia che si sposa col matrimonio religioso “tiene” di più, è più stabile, denota un maggiore senso di responsabilità. Ma la responsabilità è qualcosa di importante per la società o no? Meglio una società di irresponsabili? Sembrerebbe di sì, dato che si fa di tutto per togliere fiato al matrimonio e alla famiglia.

La politica irresponsabile

Certamente non può essere la politica da sola a fronteggiare questi processi, che sono soprattutto di ordine culturale. Essa però non fa niente, anzi li favorisce e li asseconda. Il “divorzio breve” approvato dal Parlamento va in questa direzione. Sarà possibile separarsi anche in presenza di figli in soli sei mesi recandosi davanti ad un ufficiale amministrativo. Prima, almeno, si doveva aspettare qualche anno. Ripensarci. Poi si andava davanti al Presidente di un Tribunale. Ora il divorzio diventa un affare privato da sbrigare con una velocità superiore che non disdire il contratto per il proprio telefonino. Questa legge ha contribuito ulteriormente a privatizzare il matrimonio e la famiglia.

Mentre si dovrebbero prendere provvedimenti per adeguate politiche familiari, i sindaci, come per esempio quello di Roma Ignazio Marino, pensano a registrare i figli nati con la fecondazione eterologa all’estero. I presidenti di Regione, come quello del Lazio Zingaretti, pensano a ridurre la possibilità di obiezione di coscienza dei medici in caso di aborto, quello della Regione Friuli Venezia Giulia Serracchiani, pensa ad una legge regionale sulle unioni civili e favorisce l’accesso ai contributi per la prima casa delle coppie omosessuali, dirottando di fatto verso di loro le risorse per la famiglia. Nessuno pensa alle famiglie numerose. Il fallimento della politica oggi è soprattutto qui.

fonte: http://www.vanthuanobservatory.org

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