Dottrina Sociale della Chiesa
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
25 marzo 2019 * S. Ireneo vescovo

Se Dio diventa un tabù: uno spunto a partire dalle Settimane Sociali tedesche.

http://w.sharethis.com/images/sharethis_counter.png");" class="stMainServices st-sharethis-counter"> New


09-09-2014 - di Omar Ebrahime

  Nei giorni scorsi in Germania si è conclusa la novantanovesima edizione delle Settimane Sociali (Katholikentag), la principale manifestazione pubblica organizzata periodicamente dal laicato cattolico tedesco sui temi dell’impegno nella società civile, il dialogo e il confronto con la cultura contemporanea, la politica e la scuola. Istituite nel lontano 1848, in terra teutonica le Settimane Sociali hanno una lunga tradizione, precedente addirittura alla nascita del moderno Stato unitario. Nell’edizione di quest’anno, tenutasi a Regensburg, storica roccaforte bavarese, oltre ai principali rappresentanti dell’Episcopato, sono intervenuti anche il Presidente della Repubblica, Joachim Gauck, e il Cancelliere in persona, Angela Merkel. Nei loro discorsi i due leader nazionali hanno riconosciuto l’importanza della religione nel dibattito pubblico, hanno sottolineato il passato cristiano del Paese e del Vecchio Continente e hanno invitato i cattolici che li ascoltavano a prendere parte al dibattito pubblico e anche politico con più convinzione. Si tratta dunque di un segnale incoraggiante, da salutare positivamente, con assoluto interesse e da seguire con attenzione. E’ sicuramente degno di nota che siano le massime cariche dello Stato a prendere simili posizioni, pubblicamente. Tuttavia, da osservatori abituali dell’attualità religiosa, bisogna anche aggiungere – per obiettività e per amore di verità – che attualmente la stessa Germania è uno dei Paesi più secolarizzati della Mitteleuropa. Non a livelli disperati (il primato spetta alla Repubblica Ceca, secondo gli ultimi rapporti demoscopici), ma che comunque rientra abbondantemente nel trend di crisi profonda dell’Europa occidentale. Se economicamente Berlino continua a essere il motore d’Europa, spiritualmente la condizione del corpo sociale spingerebbe a parlare di ‘malattia’: a giudicare dai principali indicatori a disposizione, l’anima tedesca appare ammalata. Per cui, insieme alla soddisfazione per l’intervento inatteso dei giorni scorsi occorre anche domandarsi serenamente se questo basti per parlare di rinascita, o svolta, cristiana. Per conto nostro, razionalmente, se fossimo in una situazione normale, certe cose non ci sarebbe nemmeno bisogno di dirle. Affermare a casa di Lutero, che resta sempre e comunque il fondatore della lingua nazionale, che la religione ha avuto un ruolo nel corso della propria storia passata è un po’ come dire a casa degli eschimesi che il ghiaccio non è del tutto estraneo alla loro visione della vita. E se il paragone vi sembra paradossale è proprio perché in effetti lo è. Ma non è solo questione di note a piè di pagina filologiche, come taluno continua a interpretare le famose ‘radici cristiane’, quasi fossero un antico oggetto da esposizione museale. Forse è questo che non si riesce a capire, in Germania e non solo.

Se così fosse, Lutero dovrebbe interessare solo ai linguisti o ai compilatori di voci enciclopediche. Ma, oggettivamente, non è così: sul monaco agostiniano che ruppe la comunione con Roma hanno scritto Karl Marx, Max Weber, Thomas Mann, Friedrich Nietzsche e un’altra vagonata di personcine che un qualche ruolo nella civiltà europea l’hanno giocato, per tenersi bassi. Se poi volessimo proprio esagerare dovremmo aggiungere che anche Gauck e Angela Merkel non sono proprio dei passanti. In effetti, prima di intraprendere la carriera politica Gauck faceva proprio il pastore protestante. Giusto come il padre della Merkel. Aldilà delle biografie personali, però, quello che qui interessa è proprio il rapporto di un intero popolo con la questione perenne della Trascendenza e con la Signoria del Creatore. Una volta Benedetto XVI disse che non dovrebbe essere mai accettato che un cristiano venga costretto a spogliarsi di Dio per poter incontrare l’altro. Chissà se lo disse proprio pensando alla sua Germania o meno.

In ogni caso, la nudità pubblica dei battezzati tedeschi appare sempre più un fatto diffuso e gli ultimi dati sociologici che arrivano dai comportamenti delle nuove generazioni non sono proprio incoraggianti. Non è solo questione di segni o simboli pubblici ma anche di comportamenti, linguaggi e mentalità. Qualcuno allora comincia ad accorgersi che anche la ‘modernità leggera’ fa le sue vittime (avete mai provato a contare i morti della ‘cultura dello sballo’ del weekend, per esempio?), prima o poi, e che – di nuovo – senza Dio i conti alla fine non tornano. Per questo, se vogliamo dirla tutta, oggi vanno così forte in pubblico i convertiti adulti. Sono rimasti quasi gli unici a dire che crescita o non crescita, euro o non euro, integrazione o non integrazione, una vita senza Gesù non è tanto una vita contro la Chiesa o il Papa, sebbene alla fine evidentemente lo sia. Ma è soprattutto una vita senza verità, cioè triste e disperata, disperatamente triste. E probabilmente non a caso di questi tempi assistiamo al boom esponenziale degli psicofarmaci. Sbarazzatosi del confessore non restano che lo psicanalista e le pillole in un circolo vizioso intricato e a volte senza fine: il tutto per non chiamare ‘peccato’ il peccato e l’anima ‘anima’. Insomma, per farla breve, che la cultura tedesca sia stata per secoli religiosamente connotata (prima e dopo lo scisma luterano di Wittenberg) è certamente vero. Che lo sia stata anche la lingua nazionale, derivata dalla prima traduzione della Bibbia in volgare, pure. Ma allora bisognerebbe arrivare a dire anche che sono state la cultura e la lingua ad essere frutto della meditazione ragionata, intellettuale o meno che sia, della Rivelazione divina. Non il contrario. E che la domanda di eternità ha preceduto tutto il resto. Anzi, a ben vedere, è stata proprio la questione dell’eternità a dare senso a tutto il resto. Altrimenti chi mai s’impegnerebbe mai in opere così faticose se non pensasse in qualche modo di poter sopravvivere a se stesso? A quel punto, forse, se si fosse intellettualmente onesti, apparirebbe finalmente chiaramente che la stranezza oggi non è di chi si pone la domanda sul senso e sui fondamenti ultimi ma semmai di chi con inaudita sicumera la rimuove davanti a tutti senza pensarci due volte. Che poi a farlo sia la prima, la seconda o la terza carica dello Stato, sopra o sotto la cattedra, non dovrebbe cambiare alcunché.

fonte: http://www.vanthuanobservatory.org
Italian English French German Hebrew Japanese Maltese Portuguese Russian Spanish

iscriviti alla newsletter

Iscriviti alla nostra newsletters inserendo nome ed e-mail. I tuoi dati sono utilizzati solo per ricevere settimanalmente la nostra newsletters. In qualunque momento puoi cancellarti dal nostro database automaticamente mettendo lo stesso nome e la stessa e-mail inserita al momento dell'iscrizione.

Abbiamo 332 visitatori e nessun utente online

Visite agli articoli
7457332