Bioetica
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
18 luglio 2019 * S. Federico vescovo
therese hargotSessuologa belga, laica, madre di tre bambini, vive e lavora a Parigi. Thérèse Hargot e il suo (eretico) libro “Una gioventù sessualmente liberata (o quasi)”
«Sorridevo, non mi vergognavo delle mie curve arrotondate. Ma, senza comprenderla, percepivo bene la violenza dell’esporre il mio corpo femminile in tutta la sua potenza in seno a un’università, tempio dello spirito contemporaneo. Nei corridoi della Sorbona sentivo dei mormorii al mio passaggio. La mia gravidanza avanzava, e con essa un profumo sulfureo – e scandaloso. Nessuno mi ha fatto congratulazioni e auguri. Perché? Giovane e studentessa, andava da sé che questo bambino non era desiderato».
C’è una ragione finalmente umana che si sbarazza di ogni cialtronata, slogan e idolatria sentimentale nel pensiero vivissimo di Thérèse Hargot, mentre si racconta e racconta le domande dei nipoti del maggio del ’68 nel suo Una gioventù sessualmente liberata (o quasi).

zingarettiPrima di parlare a sproposito di aborto e obiezione di coscienza sappiate che tutto quello che state leggendo sui giornali riguardo al bando della Regione Lazio per assumere due ginecologi non obiettori all’Ospedale San Camillo nasce intorno a una fake news: «È a rischio il servizio di interruzione volontaria di gravidanza». Lo ha affermato il governatore Nicola Zingaretti in una intervista a Repubblica, spiegando che nel Lazio «gli obiettori sono il 78 per cento. In questo modo il rischio è inverso a quello segnalato da chi si oppone al bando: e cioè che il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza sia nei fatti quotidianamente negato alle donne».
È vero quello che dice Zingaretti (accuse negate con forza dal presidente dell’Ordine del medici di Roma e provincia, Giuseppe Lavra, che ha chiesto al presidente di revocare l’atto “iniquo”)? «I dati della relazione al Parlamento, dati forniti direttamente dalle stesse Regioni al Ministero, raccolti struttura per struttura, e riferiti al 2014, dicono altro:

gramellini1Capisco che, se sei una grande firma del Corrierone, non è che ti puoi mettere lì a perder tempo con gli articoli delle leggi, a cincischiare con queste puntigliosità, ma dopo aver letto il suo articolo, mi corre l’obbligo di ricordare due o tre cosette a Gramellini, visto che è lui a menarla con questa storia della legge, che poverina adesso quella donna, “costretta” a chiedere l’aborto in 23 ospedali, adesso alla legge non ci crede più.
Vediamo come stanno le cose.
Punto primo, la donna in questione ha abortito. La notizia è vecchia di oltre un anno, e purtroppo il bambino, che nel frattempo sarebbe nato se davvero in Italia ci fosse un problema di eccesso di obiettori, avrebbe otto mesi e starebbe sillabando le prime mezze parole. Il bambino non c’è, quindi la signora il medico lo ha trovato, e perché tirare fuori proprio adesso questa storia di quattordici mesi fa?

famigliaIl voto con cui ieri il Parlamento Europeo ha sollecitato la Commissione a sostenere in sede Onu  la causa dell’aborto a titolo di cooperazione allo sviluppo è comunque un caso grave anche per motivi di “immagine”. Molti nel mondo lo prenderanno come se fosse un voto del Congresso degli Stati Uniti non sapendo che era una mozione solo di indirizzo, e che d’altra parte il Parlamento Europeo non ha affatto competenza in materia. Non è poi, purtroppo, un caso isolato. Ormai da tempo l’Unione Europea e gli Stati europei ( in particolare quelli del Nord Europa) stanno sulla scena internazionale, innanzitutto all’Onu ma anche in altre sedi,  come promotori principali della diffusione dell’aborto e più in genere delle politiche  in vario modo sono orientate contro la vita e a favore del blocco demografico. Non appena possibile, direttamente o indirettamente,  prendendo spunto dalle situazioni e dai problemi più diversi,  l’Ue e gli Stati del Nord Europa si schierano in tal senso.

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