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“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
22 ottobre 2017 * S. Marco vescovo
Innen refKirche GebenstorfCapita sempre più spesso che scolaresche protestanti del Nord Europa, in visita a Roma, siano portate dai loro insegnanti ad assistere a una messa cattolica, per vedere com'è, e facciano tranquillamente la comunione.
È anche questo l'effetto di un crescente avvicinamento al ribasso tra le due fedi, nel sentire di molti protestanti e cattolici d'Europa e d'America, di cui ha dato conferma una capillare indagine condotta in una quindicina di paesi dal Pew Research Center di Washington.
A 500 anni dall'affissione a Wittenberg delle sue 95 tesi, quindi, Martin Lutero non è più quel fomentatore di discordia che è stato per secoli.
Negli Stati Uniti, il 65 per cento dei cattolici e il 57 per cento dei protestanti si dicono convinti che tra le rispettive fedi sono molte più le somiglianze che le differenze.

E anche in Europa occidentale più della metà dei protestanti e dei cattolici pensano la stessa cosa. Con punte del 78 per cento tra i protestanti della Germania, del 67 per cento tra i cattolici dell'Olanda e del 64 per cento tra i cattolici dell'Austria.

Ma anche tra i cattolici dell'Italia sono di più quelli per cui prevalgono le somiglianze: il 47 per cento contro il 41 per cento.

Tra i cattolici che continuano a sentirsi più diversi che uguali, il fanalino di coda lo detengono quelli del Belgio e della Spagna, con il 28 per cento. Mentre tra i protestanti irriducibili gli ultimi sono quelli della Svezia, con il 18 per cento.

L'indagine ha consentito anche di identificare una notevole fascia di popolazione che non si identifica né come cattolica né come protestante, ma si dice senza religione.

In Europa occidentale la punta più alta di atei o agnostici si registra in Olanda, con il 48 per cento. Seguono la Norvegia con il 43 per cento, la Svezia con il 41, il Belgio con il 37, la Danimarca e la Spagna con il 30.

Interessante il dato della Germania, la patria di Lutero. Qui il tradizionale equilibrio tra cattolici e protestanti si è rotto. I protestanti sono precipitati al 28 per cento, i cattolici si attestano sul 42 per cento e gli atei o agnostici sono ormai un quarto della popolazione, il 24 per cento.

Anche in Italia gli atei o agnostici sono saliti al 15 per cento, contro il 78 per cento dei cattolici e l'1 per cento dei protestanti.

Quanto alla pratica religiosa, tra i protestanti europei quelli che vanno in chiesa una volta alla settimana sono ormai ridotti al lumicino. Sono il 3 per cento in Danimarca, il 7 per cento in Germania e comunque quasi dappertutto sotto il 10 per cento. L'unica eccezione è l'Olanda, dove tra i pochi protestanti rimasti tali – il 18 per cento della popolazione – vanno in chiesa settimanalmente il 43 per cento.

Viceversa, sempre in Olanda, i cattolici sono in caduta libera: va in chiesa una volta alla settimana appena il 5 per cento di loro, che sono il 20 per cento della popolazione. Cifre magre anche in Belgio con l'8 per cento, nel Regno Unito col 9, in Austria con l'11, in Francia col 13, in Germania col 14. Al di sopra del 20 per cento sono l'Italia, il Portogallo, la Spagna, l'Irlanda.

Curiosamente, in quello che è stato per secoli uno dei fattori di divisione più forti, cioè la convinzione dei protestanti che la salvezza si ottenga "sola fide", mentre per i cattolici la fede deve essere accompagnata dalle opere, il pendolo si è spostato a favore dei secondi. Quasi ovunque, cioè, anche tra i protestanti la maggioranza pensa che la fede e le opere siano entrambe necessarie. L'unica eccezione sono i protestanti norvegesi, tra i quali il "sola fide" prevale col 51 per cento contro il 30.

Va notato però che il luterano "sola fide" trova anche tra i cattolici un buon numero di sostenitori: in Italia e in Germania lo sposano un quarto dei cattolici, mentre nel Regno Unito, in Francia e in Svizzera un terzo.

Quanto alla comunione dei protestanti nelle messe cattoliche – e viceversa dei cattolici nei culti evangelici – l'indagine del Pew Research Center non dice nulla. Ma è risaputo che è un comportamento sempre più diffuso, non certo arginato, anzi, incoraggiato da quanto detto in proposito da papa Francescoo dal cardinale Walter Kasper.

fonte:http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/
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