Documenti della Dottrina Sociale della Chiesa
“Vagliate ogni cosa, trattenete ciò che è buono”
18 agosto 2017 * S. Elena imperatrice

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La dottrina sociale sociale è quella parte dell'insegnamento della Chiesa che riguarda il bene comune, il lavoro, le relazioni tra i vari soggetti della società, i rapporti tra le nazioni. L'attenzione sociale è da sempre presente nel magistero della Chiesa, ma si può dire che il suo pensiero viene codificato per iscritto alla fine del 1800 con la pubblicazione della prima enciclica sociale da parte di Leone XIII il 15 maggio del 1891. In questa sezione trovi tutte le encicliche sociali della Chiesa a partire dalla più recente, la Caritas in Veritate di Benedetto XVI (2009) fino alla Rerum Novarum (1891) di Leone XIII.

Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa (2004)

Indice

Caritas in Veritate (2009)

Centesimus Annus (1991)

Sollecitudo Rei Socialis (1987)

Laborem exercens (1981)

Redemptor hominis (1979)

Octogesima adveniens (1971)

Populorum progressio (1967)

Pacem in terris (1963)

Mater et magistra (1961)

Radiomessaggio natalizio del 24.12.1941

Radiomessaggio nel 50 anniversario della Rerum Novarum (1941)

Divini redemptoris (1937)

Mit brenneder sorge (1937)

Quadragesimo anno (1931)

Rerum novarum (1891)

 

Benedetto XVI

Caritas in Veritate (2009)

Inizialmente la Caritas in veritate era stata pensata da Benedetto XVI come una commemorazione dei 40 anni della Populorum progressio di Paolo VI. Però la redazione della Caritas in veritate ha richiesto più tempo e quindi la data del quarantennio della Populorum progressio – il 2007 – è stato superato. Ma questo non elimina l’importante collegamento con l’enciclica paolina, evidente già nel primo capitolo dedicato a riprendere la Populorum progressio, dove Paolo VI indicava l’annuncio di Cristo come il primo e principale fattore di sviluppo. Benedetto XVI riprende e allarga questo concetto affermando che"La Carità nella verità, di cui Gesù s'è fatto testimone" è "la principale forza propulsiva per il vero sviluppo di ogni persona e dell'umanità intera". Ma la Carità, via maestra della dottrina sociale della Chiesa, è inscindibile dalla Verità perché: “Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo” (4) e il cristianesimo finisce per diventare solo una riserva di buoni sentimenti.

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Giovanni Paolo II

Centesimus annus (1991)

La Centesimus Annus promulgata il 1 maggio 1991 per celebrare il centenario della Rerum novarum, e’ concomitante con la fine del blocco comunista dell’Europa orientale. Dopo una rilettura della Rerum novarum di Leone XIII, l’enciclica propone una valutazione critica del socialismo e del suo fallimento e un esame delle istituzioni fondamentali della societa’ occidentale. L’errore fondamentale del socialismo e’ di carattere antropologico, cioe’ una incomprensione della natura umana, che non e’ semplicemente materialista. Ma questo errore rischia di palesarsi anche nelle nostre societa’. Per questo la chiesa propone due fondamentali principi per un giusto ordine sociale. Primo la liberta’ deve essere subordinata alla verita’. Secondo la pace deve essere subordinata alla giustizia.

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Sollecitudo rei socialis (1987)

Viene pubblicata per commemorare il ventennale della Populorum progressio e per aggiornare la dottrina sociale cattolica sul tema dello sviluppo. L’enciclica afferma che l’approccio esclusivamente economicistico alla sviluppo dei paesi poveri non e’ sufficiente, perche’ le cause dell’arretratezza non sono solo economiche e quindi la cooperazione deve aprirsi ad una concezione etica e solidale dello sviluppo.

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Laborem exercens (1981)

Questa e’ la prima vera enciclica sociale di Giovanni Paolo II. Avrebbe dovuto essere pubblicata il 15 maggio 1981 nel novantesimo anniversario della Rerum Novarum, ma il tragico attentato subito dal Papa ne rimando’ l’uscita al 14 settembre dello stesso anno. Questo documento cade nel momento di incubazione dei grandi cambiamenti che si sarebbero verificati alla fine degli anni 80. La rivolta degli operai polacchi e la costituzione del sindacato Solidarnosc evidenziarono la rottura definitiva tra ideologia marxista e movimento operaio. Il Papa ribadisce che il lavoro e’ la chiave essenziale di tutta la questione sociale ed esso deve essere un “dovere”, un “diritto” e un “bene” dell’uomo.

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Redemptor hominis (1979)

In senso stretto non e’ una enciclica sociale, ma piuttosto un’enciclica programmatica di Giovanni Paolo II all’inizio del suo pontificato. Non di meno tocca anche l’aspetto sociale quando mette in guardia dal domino delle cose anche nella sfera dell’economia. Ecco quindi il senso dell’enciclica: l’uomo non si deve far dominare dalle cose ma deve recuperare il senso della sua “regalita’” sul mondo.

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Paolo VI

Octogesima adveniens (1971)

Ad appena 4 anni dopo la Populorum progressio, Paolo Vi pubblica un altro documento sociale. Pur distribuita in occasione dell’ottantesimo anniversario della `Rerum Novarum, non si tratta di una nuova enciclica ma di una lettera apostolica indirizzata al presidente della commissione “Iustitia et Pax”. Il tema fondamentale di questa lettera sta nel distinguere tra la giusta aspirazione ad una maggiore giustizia e le false soluzioni politico-ideologiche e soprattutto utopistiche prospettate da diverse forze politiche. Vi e’ anche un riconoscimento della politica come “maniera esigente di vivere l’impegno cristiano” (46).

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Populorum progressio (1967)

La fine degli anni 60 porta i germi di un grande sconvolgimento della societa’. Nell’occidente cova il malessere giovanile, in Cina inizia la “rivoluzione culturale”, gli Stati Uniti intervengono nel Vietnam e il processo di decolonizzazione nei paesi in via di sviluppo può dirsi concluso, anche se non ha portato  un miglioramento economico e delle condizioni di vita di quei popoli. Paolo VI, soprattutto nella seconda parte dell’enciclica evidenzia che un liberismo fine a se stesso non riduce gli squilibri fra le nazioni, ma addirittura li accresce e quindi ha bisogno di essere corretto e accompagnato da un’azione politica che combatta questi squilibri. Il Papa pone anche in relazione stretta la pace e lo sviluppo: la pace dipende dallo sviluppo, infatti “lo sviluppo e’ il nuovo nome della pace”.

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Giovanni XXIII

Pacem in terris (1963)

Appena due anni dopo la precedente enciclica, Giovanni XXIII ritorna sul tema sociale e le relazioni tra le nazioni. Sono anni pieni di tensioni tra gli stati. Berlino viene divisa in due dal Muro voluto dal blocco comunista orientale, esplode la crisi cubana e riparte la corsa agli armamenti. Questa enciclica ricalca lo schema di quella precedente ma accanto ai tradizionali diritti individuali (vita, liberta’, proprieta’) ne vengono proposti con maggior vigore anche degli altri come il diritto al lavoro, al benessere materiale, all’assistenza sociale. A riguardo delle ideologie e della collaborazione dei cristiani con le varie forze politiche, l’enciclica propone la distinzione tra errore ed errante, ideologie e movimenti politici.

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Mater et magistra (1961)

Giovanni XXIII affronta in questo documento soprattutto la dimensione planetaria assunta dalla questione sociale e la lancia il concetto dell’interdipendenza delle economie nazionali che si riflette sull’andamento dell’economia mondiale. E quindi piu’ che la competizione tra sistemi economici, il Papa ne propone la collaborazione, in quanto le singole nazioni non sembrano in grado di risolvere i loro problemi “con le sole loro forze” (187).

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Pio XII

Radiomessaggio natalizio del 24.12.1941

Dal radiomessaggio di Pentecoste per il 50simo anniversario della Rerum Novarum erano trascorsi appena sei mesi, ma molto era successo nel corso della guerra. I giapponesi avevano attaccato Pearl Harbor e gli Stati Uniti erano entrati nel conflitto portando cosi’ lo scontro a ivello mondiale.Il Papa, oltre a preoccuparsi di quello che stava succedendo, indica anche i punti fondamentali per ricostruire una convivenza tra le nazioni: tutela della liberta’ di ogni nazione, rispetto dell’identita’ delle minoranze etniche, equa distribuzione delle risorse, riduzione progressiva degli armamenti, riconoscimento della liberta religiosa come indispensabile fondamento di un nuovo ordine internazionale.

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Radiomessaggio nel 50 anniversario della Rerum Novarum (1941)

Pio XII aveva dedicato i primi del suo pontificato allo sforzo di scongiurare la guerra: “Nulla e’ perduto con la pace, tutto puo’ esserlo con la guerra”. Non era stato ascoltato ed ora continuava nel suo sforzo di pacificazione e nel contempo tracciava i presupposti per ricostruire dopo il conflitto un nuovo ordine interno ed internazionale. Si servi dei Radiomessaggi e in questo in particolare parla dei beni materiali, del lavoro e della famiglia come tre diritti naturali che lo Stato e la societa’ devono tutelare. Proprio la famiglia viene additata come soggetto sociale primario.

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Pio XI

Divini redemptoris (1937)

Nel marzo del 1937 Pio XI promulga a pochi giorni di distanza due encicliche sociali di condanna del totalitarismo. Dopo la condanna del nazismo e’ ora la volta del comunismo a cui viene dedicata la parte iniziale del documento. Il comunismo e’ un ordinamento sociale “intrinsecamente perverso” a causa di una errata filosofia, evoluzionistica e materialista, della storia. Tra le varie cause della sua diffusione Pio XI cita tra l’altro la vasta propaganda di cui fa uso e la “congiura del silenzio” della stampa occidentale sulle violenze dei regimi comunisti. In contrapposizione a questo movimento contrappone il modello sociale cristiano, dando tra l’altro un piu’ ampio approfondimento della concezione della giustizia sociale.

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Mit brenneder sorge (1937)

Il 21 marzo del 1937, Domenica delle Palme, in tutte le chiese della Germania venne letta e diffusa l’Enciclica del Pontefice Pio XI, Mit Brennender Sorge (Con bruciante preoccupazione), la più dura critica che la Santa Sede abbia mai espresso nei confronti di un regime politico.
Il testo dell’enciclica venne preparato dal cardinale di Monaco Michael von Faulhaber, a cui si aggiunsero gli interventi del Segretario di Stato Eugenio Pacelli, che resero il testo piu’ forte ed esplicito, come anche il contenuto che diceva che Hitler stava ingannando i tedeschi, che era perfido, inaffidabile, pericoloso e intenzionato a sostituirsi a Dio. Nonostante questo nel 1938, nella conferenza di Monaco, Inghilterra, Francia e Italia si accordarono con il regime nazista.
Nella prima parte dell’Enciclica si traccia una storia del Concordato e si sottolineano le continue violazioni nei confronti della Chiesa cattolica e dei suoi fedeli. C’è una parte in cui la Mit Brenneder Sorge denuncia il neopaganesimo nazista: “Chi con indeterminatezza panteistica identifica Dio con l’universo, materializzando Dio nel mondo e deificando il mondo in Dio, non appartiene ai veri credenti”.
L’Enciclica condanna la concezione razziale del nazismo, che “divinizza con culto idolatrico” la terra e il sangue e “perverte e falsifica l’ordine da Dio creato e imposto”.

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Quadragesimo anno (1931)

La Quadragesimo Anno e’ la prima enciclica commemorativa della Rerum Novarum e da qui comincera’ la consuetudine della pubblicazione di pronunciamenti sociali in queste occasioni. L’enciclica esce nel mezzo della grande crisi economica successiva al 1929 e riprende una critica del capitalismo gia’ presente in Leone XIII; da una lato la condanna dello “spirito individualistico”, dall’altro l’accettazione e anche la reinterpretazione delle istituzioni economiche. Inoltre il pontefice riprende e e porta a compimento la definizione di un principio che diventera’ un cardine della dottrtibna sociale della Chiesa: il principio di sussidiarieta’ e cioe’ il lasciare ad individui e comunita’ intermedie (famiglia, ecc) i compiti che sono in grado di svolgere senza che lo Stato espropri queste prerogative, come ad esempio succedeva in quegli anni quando il fascismo teorizzava lo Stato come generatore la societa’.

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Leone XIII

Rerum novarum (1891)

La prima enciclica sociale della Chiesa venne promulgata il 15 maggio 1891. La sua stesura fu molto travagliata e ci vollero tre revisioni per arrivare al testo definitivo. Nelle analisi delle cause del conflitto sociale emerge la critica al liberalismo, anche se il principale bersaglio rimarra’ il socialismo. Il documento si articola in tre parti principali: una prima dove vengono analizzate le cause del conflitto sociale a cui segue un esame critico del rimedio socialista e la proposta del “vero rimedio” ispirato ai principi cristiani. Questo rimedio consiste principalmente nella collaborazione tra le classi, a cui devono concorrere la Chiesa e lo Stato. Inoltre vengono legittimati i sindacati di soli operai, definiti associazioni di diritto naturale.

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